Mettiamo a disposizione di tutti gli interessati una sintetica esposizione della storia delle Terre e delle Genti della Venezia Giulia.

La moderna questione giuliana affonda le sue radici nel XIX secolo, quando le tensioni internazionali e l’incapacità degli Asburgo di governare le crescenti contrapposizioni nazionali all’interno dell’impero austro-ungarico fecero dei territori adriatici orientali e di quelli balcanici i luoghi della tragedia europea.

L’intreccio tra il contrapposto nazionalismo, le opposte ideologie e le controverse sistemazioni confinarie tra Italia e Jugoslavia conseguenti alla prima guerra mondiale, resero le terre italiane della Venezia Giulia (il corso dell’Isonzo, il bacino dell’Idria e le Alpi Giulie, la Bainsizza, il Carso, l’Istria e il Quarnaro, con Gorizia, Trieste, Pola, Fiume e decine di altre cittadine e paesi e le grandi isole del golfo) e della Dalmazia (con Zara, Sebenico, Spalato, Ragusa e altre città, con le isole antistanti), la preda agognata dalle popolazioni jugoslave, guidate dal maresciallo Tito, che avevano contribuito alla sconfitta italo-tedesca della seconda guerra mondiale.

Le rivendicazioni territoriali slave, che univano fervore nazionalistico e indottrinamento ideologico comunista – una mistura che si era già resa protagonista degli eccidi delle foibe nel 1943 e nel 1945 -, provocarono una situazione di terrore che costrinse all’esodo 350.000 istriani, fiumani e dalmati, riducendo ai minimi termini la bimillenaria presenza di popolazioni autoctone di civiltà latina e veneta in quei luoghi. La pace punitiva (1947) a cui venne costretta l’Italia fece sì che, al suo confine orientale, fossero risparmiate dall’annessione jugoslava solo minima parte del Goriziano, con la parte più antica dell’insediamento urbano e il sito di Oslavia, e la città di Trieste (con un circondario minimale), la quale però per nove anni fu sottoposta a un Governo Militare Alleato angloamericano e all’ipotesi di diventare uno Stato cuscinetto indipendente (Territorio Libero di Trieste) tra Occidente capitalista e Oriente comunista, prima che si decidesse di restituirla, privata della residua area viciniore in Istria (Capodistria, Isola d’Istria, Pirano, Salvore, Umago, Cittanova, Buie, Verteneglio, Grisignana, …, salvandosi soltanto Muggia e S. Dorligo della Valle, a nord del vallone del Risano), all’Italia. Il Memorandum di Londra (1954) che sancì tale decisione fu poi ratificato dall’Accordo di Osimo (1975) ma la questione giuliana può dirsi definitivamente e tristamente conclusa, agli effetti territoriali, solo nel 1991 quando l’Italia frettolosamente riconobbe come eredi di questi trattati internazionali le nuove Repubbliche di Slovenia e di Croazia, nate dalla dissoluzione della Jugoslavia, con la conseguenza di una ulteriore frammentazione, in dispregio perfino al “diktat di Parigi”, della comunità degli Italiani “rimasti”, divisi anche fra loro dal nuovo confine posto sul Fiume Dragogna.”

Buona lettura.

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