Rosanna Turcinovich, l’autrice del volume “La giustizia secondo Maria”, aveva incontrato qualche anno fa Maria Pasquinelli, prima della sua scomparsa all’età di cent’anni avvenuta nel 2013. Era considerata la “maestra assassina” che il 10 febbraio 1947 aveva sparato a Pola al generale inglese De Winton, uccidendolo sul posto. Il processo a suo carico si tenne a Trieste.
La lettura della prima bozza del manoscritto, della medesima Pasquinelli, era stata registrata dall’operatore Edi Pinesich, nella sua casa di Bergamo, alla presenza di Guido Brazzoduro, Giuditta Losito e di altri amici che avevano seguito in diretta le varie fasi di raccolta della testimonianza.
Infatti, dopo tanti decenni da quell’unico quanto terribile atto di violenza compiuto in nome dell’esodo, diciassette dei quali scontati in carcere, la Pasquinelli decise di raccontare, all’età di 94 anni, la sua vicenda. Ma sono soprattutto le persone che l’hanno conosciuta, docenti, alunni, che la Turcinovich ha incontrato, a completare il racconto di un momento tragico della storia dell’Istria attraverso gli occhi di una donna che aveva voluto combattere una guerra solitaria. Le vicende di Spalato nel 1942 e quelle in Istria nel 1943, con uccisioni e sparizioni in fosse comuni e foibe, l’avevano sconvolta a tal punto da compiere quell’estremo gesto perché “i grandi sapessero” come aveva scritto nel biglietto che portava in tasca al momento dell’attentato. Era convinta che sarebbe stata uccisa sul momento come reazione al suo gesto e quindi voleva lasciare questo testamento per spiegare e sensibilizzare l’opinione pubblica.
“La giustizia secondo Maria” è un racconto misurato, dal taglio prettamente narrativo che gioca anche con i cambi dei punti di vista, flash-back e salti temporali, pagina dopo pagina si sfoglia la vita di Maria Pasquinelli, dal suo lavoro di maestra alla Bicocca (come testimoniano diversi ex allievi) al periodo di frequentazione dei corsi di mistica fascista, fino all’attentato del 10 febbraio con il processo (rievocato attraverso documenti già pubblici all’epoca e l’arringa dell’avvocato Giannini al processo di Trieste), alla condanna a morte commutata in ergastolo, e poi la detenzione a Venezia, Perugia e Firenze.
La Turcinovich, in una lettura di tensione crescente, racconta questa storia in una riduzione del romanzo senza nulla togliere alla completezza della vicenda. Alle sue spalle i primi piani della Pasquinelli ripresa dal Pinesich la cui voce si fa sentire all’inizio e a conclusione della lettura intensa ed appassionata.

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