70 anni di Storia d’Italia attraverso giornali e documenti d’epoca

Le premesse storiche

A seguito della vittoria sancita a Vittorio Veneto, e in conseguenza e parziale applicazione del Patto di Londra firmato nel 1915, ma con la ragionevole consapevolezza che il favore della Francia e del Presidente statunitense Wilson per le posizioni serbe avrebbero prodotto il tradimento degli accordi posti a fondamento dell’alleanza italiana con la Triplice Intesa, nel 1919, all’’apertura della conferenza di pace a Parigi, si tenta di compiere un passo definitivo verso il completamento del processo di Unità Nazionale con l’’annessione al Regno d’Italia delle terre già “irredente”, in quanto rimaste sotto il dominio asburgico, del Trentino (compreso l’Alto Adige) e della Venezia Giulia; oltre Trento è annessa anche Bolzano, e sono riunificate alla Madrepatria Gorizia e Trieste con il loro Carso, Pola con l’’Istria, ma non Fiume e la Dalmazia settentrionale (compresa, invece, nelle previsioni del Patto di Londra, ma negata, salvo Zara, dopo la conclusione della guerra). Successivamente, il 27 gennaio 1924, a conclusione di un tribolato percorso attraverso la rivolta di Fiume contro l’occupazione serba e poi francese, l’’impresa d’annunziana, la Reggenza (e la “Carta”) del Carnaro e, infine, lo stato Libero di Fiume, il Trattato di Roma sancisce formalmente l’unione anche della città quarnerina alla Madrepatria. Dopo quasi 30 anni, con il trattato di Parigi del 1947, l’Italia perde la gran parte dei territori conquistati con la Grande Guerra, paradossalmente mantenendo, per convenienze più o meno inconfessabili, il Sud-Tirolo di popolazione tedesca, dove 300.000 abitanti avevano optato per la cittadinanza del Reich, e abbandonando invece la Venezia Giulia. La popolazione dell’Italia nord-orientale è messa di fronte a scelte geopolitiche incompatibili con l’identità stessa dei Giuliani e Dalmati; scopo dichiarato della milizia jugoslava, agli ordini di Tito, è, come esplicitamente ammesso da Milovan Gilas già braccio destro del Maresciallo, spazzare via l’elemento italiano da quelle terre.
Inizia il grande esodo (il secondo, dopo quello che vide il concentramento dei Dalmati nelle città costiere e nelle isole dopo il 1848 e, soprattutto, dopo il 1866 e il 1919). Si stimano intorno alle trecentocinquantamila le persone coinvolte da questo evento, iniziato nel 1943, ripreso su scala biblica nel 1945-1947 e ripetuto nel 1975, dopo il tanto incomprensibile quanto contestato accordo di Osimo. Nonostante la palese importanza degli avvenimenti appena delineati sopra, seguono 60 anni di oblio. La memoria collettiva dimentica o mai ha acquisito la conoscenza, lo Stato tace e solo il lavoro di pochi contro molti porta, finalmente quanto tardivamente, all’istituzione del Giorno del Ricordo quale ricorrenza ufficiale definita nella legge n° 92 del 30 marzo 2004. 61 anni dopo l’inizio degli infoibamenti e delle altre pratiche di eliminazione singole e collettive, il silenzio inizia a creparsi in superficie consentendo un faticoso, seppur significativo, apporto alla conoscenza degli eventi a noi così vicini.

*un approfondimento sul contesto storico può essere trovato anche nelle dispense disponibili gratuitamente a questo indirizzo

La mostra “Notizie dalla Venezia Giulia” e le sue finalità

Da queste premesse nasce l’idea di creare una mostra che, attraverso documentazioni di varia natura, e principalmente giornali, riviste e cartoline d’epoca, renda accessibile la storia del confine orientale nel modo più diretto possibile, aiutando ad acquisire percezione e coscienza, anche “visiva”, degli eventi che hanno segnato il destino non soltanto della regione orientale, ma dell’Italia tutta. Ma non solo questo è lo scopo che ci prefiggiamo: i visitatori saranno coinvolti in un viaggio che li spingerà ad interrogarsi sui motivi per cui si è passati da un periodo, fino al 1924 e poi dal 1947 al 1954, in cui la questione giuliana era uno dei principali problemi della nazione, al periodo successivo in cui la stessa è diventata un tabù evidenziato da un vuoto di documentazione giornalistica.

L’iniziativa ha già trovato il favorevole appoggio della prestigiosa Società di Studi Fiumani di Roma e verrà proposta in primis ai più importanti centri espositivi della città di Genova, sicuri, dato l’alto contenuto culturale, di suscitare interesse. Con la ferma intenzione degli ideatori di renderla itinerante, sono inoltre già in corso contatti con collezionisti, musei ed enti di varia natura per l’acquisizione o il prestito di ulteriore materiale (tra cui alcuni documenti di estremo interesse storico), al fine di creare un percorso completo e lineare che non solo espliciti quanto meglio possibile il messaggio della mostra stessa, ma che emozioni il visitatore.

Gli ideatori sono due giovani membri del Comitato di Genova dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Davide Bellucci ed Elena Sbrizzai; entrambi nipoti di esuli, da Fiume per il primo, da Rovigno per la seconda, hanno trovato il valido supporto del direttivo del Comitato e intendono promuovere iniziative tese alla divulgazione della storia del confine orientale, di cui questa mostra vuole essere capostipite. Assai sensibili a tematiche storiche e culturali convengono sulla necessità di utilizzare i ricordi per fare memoria e sull’urgenza di proporre la storia dei nostri padri prima che il tempo faccia il suo inesorabile corso.

Gli ideatori e il comitato tutto si rivolgono a tutti coloro che sono in possesso di materiale interessante di rivolgersi a questo indirizzo e-mail : info@anvgdgenova.org

Per tutti coloro che desiderano contribuire e aiutarci a realizzare questo progetto, rimandiamo alla pagina dedicata  o , in alternativa, li invitiamo a cliccare qui sotto per donare un piccolo contributo che sarà unicamente utilizzato per la realizzazione del progetto qui presentato.

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